La metodologia

Dopo anni di progettazione di giochi abbiamo deciso di cercare una risposta specifica alle domande sull’utilizzo del gioco in campo educativo.

La riflessione ci ha portato alla scelta di Micko Alberti, Mediatrice Feuerstein ed esperta di Didattica Inclusiva, per lavorare sulla definizione di una metodologia di “classificazione ludico-didattica” che desse luce al valore cognitivo dei nostri giochi.

A che gioco giochiamo applica al gioco i principi della metacognizione, utilizzando la Carta Cognitiva come punto di partenza per comprendere quali funzioni cognitive e psicomotorie vengano sollecitate nelle diverse situazioni di gioco.

Il quadro scientifico a cui A che gioco giochiamo fa riferimento è la pedagogia della mediazione di Reuven Feuerstein (psicologo clinico e cognitivista, creatore del Metodo Feuerstein), da cui attinge:

  • la concezione della modificabilità cognitiva;
  • la plasticità dell’uomo in continua evoluzione nell’ambiente;
  • la funzione fondamentale della mediazione, strettamente legata alla teoria del campo prossimale di Vygotskij: solo attraverso l’esperienza di apprendimento mediato il bambino acquisisce le abilità necessarie per adattarsi all’ambiente.

Partendo da questi assunti teorici, a cui si lega prevalentemente un’analisi mentale dei processi di apprendimento, A che gioco giochiamo allarga lo sguardo anche al corpo e al movimento quali modalità principali di comunicazione tra l’individuo e il mondo, considerando pertanto anche l’aspetto corporeo-espressivo e motorio dell’apprendimento, al fine di darne una lettura globale in cui le strutture e le funzioni sono interconnesse tra loro e con l’ambiente.

Obiettivo di A che gioco giochiamo non è l’apprendimento di questa o quella disciplina, ma lo sviluppo armonico del bambino affinché, giocando, riesca a sviluppare il suo potenziale, cognitivo, emotivo e relazionale. Il gioco in scatola può essere una vera e propria palestra per la mente e per il corpo, poiché offre la possibilità di mettersi in relazione, affrontando “situazioni problema”, in un quadro regolamentato, in cui i giocatori possono provare a “mettersi in gioco, sperimentare soluzioni e azzardare ipotesi” senza compromettere, in caso di difficoltà, la propria visione di sé. Pertanto, con la metodologia A che gioco giochiamo e partendo da un’analisi attenta e funzionale, si propongono al bambino, in modo mediato, giochi adatti o adattati in relazione alle specificità e all’età per:

  • aggiustarsi liberamente;
  • aumentare il bagaglio percettivo;
  • 
cristallizzare e/o sviluppare delle competenze.

Giocare quindi innanzitutto per il gusto di farlo, poi per stare bene con se stessi, nell’ambiente e con gli altri, e infine per diventare consapevoli del proprio funzionamento, in modo da poter “farsi forte” di questa consapevolezza e trarne vantaggio in ogni ambito della vita.

 

Applicazione della metodologia

Il lavoro di analisi dei giochi di CreativaMente Scuola è finalizzato a produrre un documento tecnico che abbiamo chiamato Scheda Cognitiva. Si tratta di uno schema sintetico e lineare, dedicato a Genitori, Insegnanti e Educatori, che evidenzi le potenzialità del gioco per favorire una crescita psicomotoria e mentale equilibrata del bambino, senza alcuna volontà di strumentalizzazione o medicalizzazione dell’atto del giocare.

Questa categorizzazione non ha la pretesa di essere esaustiva sotto il profilo scientifico: non sono state valutate tutte le funzioni psicomotorie e cognitive che vengono stimolate nel giocatore, ma solo quelle che, dopo un’attenta analisi e “tante partite”, sono state considerate preminenti nei processi che si attivano giocando, cercando di evitare di essere troppo specifici e tecnici e, conseguentemente, poco fruibili.

Per rendere ancora più chiaro questo lavoro vi proponiamo due esempi di Scheda Cognitiva:

Scheda cognitiva Parolandia dei Piccoli
Scheda cognitiva Smiley Games

Micko Alberti

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